Lobbismo senza moralismo, così funziona negli Stati Uniti
Howard McKeon è un congressman repubblicano eletto nel 25esimo distretto della California. Dal 3 gennaio, da quando cioè il Grand Old Party ha conquistato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, ha preso la presidenza dell’Armed Services Committee, una delle più potenti commissioni di Capitol Hill. Carica che somma a quella di capo del sottocomitato per la scuola superiore e l’addestramento degli insegnanti nella commissione Educazione.
8 AGO 20

Howard McKeon è un congressman repubblicano eletto nel 25esimo distretto della California. Dal 3 gennaio, da quando cioè il Grand Old Party ha conquistato la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, ha preso la presidenza dell’Armed Services Committee, una delle più potenti commissioni di Capitol Hill. Carica che somma a quella di capo del sottocomitato per la scuola superiore e l’addestramento degli insegnanti nella commissione Educazione. Mormone, strenuamente antiabortista e finanziariamente sostenuto dal California Pro Life Council, con i suoi 73 anni non è certo un ragazzino. D’altra parte il suo dirimpettaio al Senato è Daniel Inouye, democratico delle Hawaii, 87 anni, il più anziano senatore statunitense, in carica dal 1963, che ha già annunciato l’intenzione di restare parlamentare almeno fino al 2014 battendo tutti i record di età del Senato americano. Inouye era a Pearl Harbour nel dicembre 1941 come volontario medico quando i giapponesi attaccarono, poi fu spedito al fronte in Italia: due dollari d’argento nel taschino della camicia bloccarono un proiettile diretto al cuore, ma una granata gli staccò l’avambraccio destro. Questo non gli impedisce di mantenere la presidenza del sottocomitato Difesa e della ancora più strategica commissione per gli stanziamenti governativi. Su YouTube impazza ancora un suo video del 1987 nel quale si scaglia contro l’esistenza di “un governo ombra con la sua Air Force, la sua marina, il suo meccanismo di raccolta fondi, e la capacità di perseguire i propri obiettivi, libero da tutti i pesi e contrappesi, e libero dalla legge stessa”.
McKeon non la pensa così. Schierato per i tagli di spesa dell’amministrazione Obama, è però contrario a ridurre il budget militare. Di conseguenza si è opposto a cancellare 100 miliardi di contratti, tra gli altri, per Lockheed Martin, General Dynamics e Boeing: aziende che hanno sostenuto le sue campagne (la Lockheed ne è il primo contributore con 50 mila dollari). Ma la cosa non ha prodotto alcuno scandalo: McKeon ha sistematicamente pubblicato l’elenco di tutte le donazioni elettorali ricevute, un obbligo di legge che alcuni eludono, consegnando le ricevute all’Fbi e al comitato di controllo etico del Congresso. Non solo. All’approvazione del budget per la difesa dell’anno fiscale 2012, rompendo il tabù della riservatezza sulle sedute del comitato, ha pubblicato sul proprio sito internet duemila pagine di verbali di riunioni con nomi e cognomi di lobbisti e relative aziende, di alti ufficiali dell’Air Force, dei Marine e della Marina, con le consulenze di agenzie finanziarie come Pricewaterhouse, Deloitte, Grant Thornton. Ulteriore paradosso (ma non troppo), in questo momento il suo migliore alleato è Leon Panetta, segretario alla Difesa del governo Obama ed ex capo della Cia. Panetta ha definito “devastanti” i tagli automatici (noi li chiameremmo, tremontianamente, “lineari”) che un’altra commissione, quella speciale per ridurre il debito federale, potrebbe far ricadere sul Pentagono. In ballo ci sono mille miliardi di spese militari, 400 delle quali già approvate. E programmi come il caccia multiruolo F35, che interessa anche l’esercito e la marina italiani.
Di conseguenza tra il democratico Panetta, il repubblicano McKeon e la Lockheed – produttrice dell’F35 e finanziatrice di McKeon – si è instaurato un asse bipartisan, che però non ha scandalizzato nessuno, a parte indignati e movimenti pacifisti. Anche perché l’F35 dovrebbe essere venduto in almeno 3.100 esemplari in varie versioni, per un valore di 200 miliardi di dollari nei prossimi 40 anni. Negli Stati Uniti la produzione sarà concentrata negli stabilimenti in Texas (feudo repubblicano), ma Joe Biden, il vice di Obama, preme per spostarne una parte del Delaware, il suo stato.
Le due commissioni di McKeon e Inouye, e relativi sottocomitati, devono la loro fama e i loro criteri di trasparenza a un presidente repubblicano. Fu Dwight Eisenhower, il generale vittorioso della seconda guerra mondiale, a denunciare in un famoso discorso al termine del suo secondo mandato, nel gennaio 1961, il problema dei rapporti tra industria bellica e politica: “Negli ambiti di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro”. Nella stesura originale Ike parlava di “complesso militare-industriale-congressuale”: tolse il riferimento a Capitol Hill per non offendere il Parlamento, e dietro l’impegno del Partito repubblicano, di cui era presidente, a riformare nel profondo il diritto di accesso a Camera e Senato dei rappresentanti delle lobby. Allora erano infatti soprattutto i democratici a difendere gli accordi più o meno opachi tra industria e congresso, con lo scambio tra favori, contratti e posti di lavoro.
Da allora i lobbisti devono registrarsi presso la Rules Committee, la commissione delle regole del Congresso, hanno un badge permanente che viene revocato in caso di violazioni di legge, la loro attività è riconosciuta da una legge, bipartisan anche quella, il Lobbying Disclosure Act (Lda) del 1995, nella quale vengono identificati come “gruppi portatori di interessi da tutelare”, e si distingue il loro lavoro – che deve essere rivolto a membri del governo, parlamentari e amministratori pubblici – da quello degli addetti alle relazioni pubbliche, diretto invece alla società nel suo complesso, pubblicità compresa.
La base dottrinale del Lda è costituita in gran parte dagli studi di Arthur Bentley, uno dei primi scienziati della politica americana, che ai primi del Novecento scrisse: “Un gruppo coincide con ogni sezione della società con interessi propri che agisca o tenti di agire. Non c’è gruppo senza interesse. Un interesse è l’equivalente di un gruppo”. E dalle opinioni di David Truman, che negli anni Cinquanta fu rettore progressista della Columbia University e anche consulente dell’amministrazione Eisenhower: “Gruppo di interesse è qualsiasi gruppo che sulla base di uno o più atteggiamenti condivisi, presenta delle domande e altri gruppi della società”.
Con la legge del ’95 il finanziamento del lobbismo avviene attraverso i Comitati di azione politica (Pac) che sono il modo legale a disposizione di aziende e sindacati americani per raccogliere e distribuire fondi per scopi elettorali o economici. Ovviamente non tutto è rose e fiori. Ma le regole d’accesso a mitici comitati e sottocomitati come quelli della difesa del Congresso sono state congegnate proprio per sottrarre gli incontri al metodo cosiddetto “delle tre B: booze, broads, bribes”. Cioè alcol, donne, bustarelle. E in fondo per far dimenticare che il termine lobby deriva precisamente dal nome dell’atrio degli alberghi.
McKeon non la pensa così. Schierato per i tagli di spesa dell’amministrazione Obama, è però contrario a ridurre il budget militare. Di conseguenza si è opposto a cancellare 100 miliardi di contratti, tra gli altri, per Lockheed Martin, General Dynamics e Boeing: aziende che hanno sostenuto le sue campagne (la Lockheed ne è il primo contributore con 50 mila dollari). Ma la cosa non ha prodotto alcuno scandalo: McKeon ha sistematicamente pubblicato l’elenco di tutte le donazioni elettorali ricevute, un obbligo di legge che alcuni eludono, consegnando le ricevute all’Fbi e al comitato di controllo etico del Congresso. Non solo. All’approvazione del budget per la difesa dell’anno fiscale 2012, rompendo il tabù della riservatezza sulle sedute del comitato, ha pubblicato sul proprio sito internet duemila pagine di verbali di riunioni con nomi e cognomi di lobbisti e relative aziende, di alti ufficiali dell’Air Force, dei Marine e della Marina, con le consulenze di agenzie finanziarie come Pricewaterhouse, Deloitte, Grant Thornton. Ulteriore paradosso (ma non troppo), in questo momento il suo migliore alleato è Leon Panetta, segretario alla Difesa del governo Obama ed ex capo della Cia. Panetta ha definito “devastanti” i tagli automatici (noi li chiameremmo, tremontianamente, “lineari”) che un’altra commissione, quella speciale per ridurre il debito federale, potrebbe far ricadere sul Pentagono. In ballo ci sono mille miliardi di spese militari, 400 delle quali già approvate. E programmi come il caccia multiruolo F35, che interessa anche l’esercito e la marina italiani.
Di conseguenza tra il democratico Panetta, il repubblicano McKeon e la Lockheed – produttrice dell’F35 e finanziatrice di McKeon – si è instaurato un asse bipartisan, che però non ha scandalizzato nessuno, a parte indignati e movimenti pacifisti. Anche perché l’F35 dovrebbe essere venduto in almeno 3.100 esemplari in varie versioni, per un valore di 200 miliardi di dollari nei prossimi 40 anni. Negli Stati Uniti la produzione sarà concentrata negli stabilimenti in Texas (feudo repubblicano), ma Joe Biden, il vice di Obama, preme per spostarne una parte del Delaware, il suo stato.
Le due commissioni di McKeon e Inouye, e relativi sottocomitati, devono la loro fama e i loro criteri di trasparenza a un presidente repubblicano. Fu Dwight Eisenhower, il generale vittorioso della seconda guerra mondiale, a denunciare in un famoso discorso al termine del suo secondo mandato, nel gennaio 1961, il problema dei rapporti tra industria bellica e politica: “Negli ambiti di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l’acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l’ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro”. Nella stesura originale Ike parlava di “complesso militare-industriale-congressuale”: tolse il riferimento a Capitol Hill per non offendere il Parlamento, e dietro l’impegno del Partito repubblicano, di cui era presidente, a riformare nel profondo il diritto di accesso a Camera e Senato dei rappresentanti delle lobby. Allora erano infatti soprattutto i democratici a difendere gli accordi più o meno opachi tra industria e congresso, con lo scambio tra favori, contratti e posti di lavoro.
Da allora i lobbisti devono registrarsi presso la Rules Committee, la commissione delle regole del Congresso, hanno un badge permanente che viene revocato in caso di violazioni di legge, la loro attività è riconosciuta da una legge, bipartisan anche quella, il Lobbying Disclosure Act (Lda) del 1995, nella quale vengono identificati come “gruppi portatori di interessi da tutelare”, e si distingue il loro lavoro – che deve essere rivolto a membri del governo, parlamentari e amministratori pubblici – da quello degli addetti alle relazioni pubbliche, diretto invece alla società nel suo complesso, pubblicità compresa.
La base dottrinale del Lda è costituita in gran parte dagli studi di Arthur Bentley, uno dei primi scienziati della politica americana, che ai primi del Novecento scrisse: “Un gruppo coincide con ogni sezione della società con interessi propri che agisca o tenti di agire. Non c’è gruppo senza interesse. Un interesse è l’equivalente di un gruppo”. E dalle opinioni di David Truman, che negli anni Cinquanta fu rettore progressista della Columbia University e anche consulente dell’amministrazione Eisenhower: “Gruppo di interesse è qualsiasi gruppo che sulla base di uno o più atteggiamenti condivisi, presenta delle domande e altri gruppi della società”.
Con la legge del ’95 il finanziamento del lobbismo avviene attraverso i Comitati di azione politica (Pac) che sono il modo legale a disposizione di aziende e sindacati americani per raccogliere e distribuire fondi per scopi elettorali o economici. Ovviamente non tutto è rose e fiori. Ma le regole d’accesso a mitici comitati e sottocomitati come quelli della difesa del Congresso sono state congegnate proprio per sottrarre gli incontri al metodo cosiddetto “delle tre B: booze, broads, bribes”. Cioè alcol, donne, bustarelle. E in fondo per far dimenticare che il termine lobby deriva precisamente dal nome dell’atrio degli alberghi.